Il ban-hammer di Tumblr

Si sapeva che sarebbe arrivato, l’algoritmo di Tumblr giunto dallo spazio per sconfiggere i malvagi condivisori di immagini pedo ha calato il suo martello spaziale sulla piattaforma blu.

Il problema però è che i creatori del fantasmagorico algoritmo non sono particolarmente bravi, di conseguenza hanno deciso di bannare qualsiasi contenuto ritenuto NSFW, dal porno vero alle tette disegnate.

Il “porn ban” sarebbe dovuto iniziare il 17 dicembre, in accordo con quanto scritto sul sito, ma la purga è iniziata già ieri e moltissimi artisti si sono ritrovati con i propri disegni contrassegnati di rosso. Sapevo che sarebbe accaduto anche a me (difatti è successo), ma ho di prima mano quanto questo algoritmo sia totalmente inefficace nel riconoscere cosa è NSFW e cosa non lo è.

Come è evidente dalle immagini, non c’è niente di sessuale o esplicito in questi miei disegni, il che è assolutamente esilarante.

La comunità però l’ha presa molto peggio di me (che ho già vissuto il porn ban prima di ff.net (non uno, ma ben due) e di Livejournal poi. Ed è questo il punto che voglio affrontare in questo articolo: le nuove generazioni terrorizzate dalla perdita del loro unico social “sicuro”.

Sarà che sono più vecchia dell’utente medio adolescente di Tumblr, sarà che in cuor mio sono e rimarrò una blogger vecchio stampo, ma sta cosa del “Tumblr porto sicuro” io non l’ho mai recepita. Capisco benissimo il senso di community che si è generato intorno alla comunità LGBT su questo social, ma la realtà è che, da artista, ci sono posti mille volte migliori (Artstation, DevianArt anche se è mezzo morto), Behance, etc) che mi rendo conto essere “siti portfolio”, ma a prescindere da dove tu artista vada, se qualcuno ti vuole seguire per la tua arte lo fa a prescindere da quale piattaforma tu sia.

E il problema di Tumblr, parlo da artista e nel modo in cui io l’ho recepita, è proprio qui: la gente non ti segue per la tua arte. Ti segue perché vede quel tuo buffo disegno fatto sulla carta igienica che ha 1000 like ma non ti piscia nemmeno di striscio quell’illustrazione bellissima sulla quale hai sputato sangue e ore di lavoro. Sì, perché il signor Tumblr ha pensato bene, l’anno scorso, di inserire una feature simile a quella di Instagram (che però non è così invasiva) che mostra prima i post popolari rispetto a quelli nuovi. Ovviamente una feature che può essere disattivata, ma quanti effettivamente lo hanno fatto? Già l’anno scorso avevo visto calare drasticamente l’impatto dei miei post su quel social. Se prima la gente interagiva poco, ora non interagisce proprio e, da blogger, è una cosa per me inaccettabile.

Personalmente, parlo sempre da artista, uno dei problemi principali rimane quello economico, giacché era proprio da Tumblr che ho ricavato la maggior parte delle mie commission (io, così come altri artisti molto più noti di me) e su questo devo ammetterlo: mi rode il culo.

Però esiste sempre Patreon, per fortuna.

Tornando al discorso di “Tumblr posto sicuro per la community LGBT” invece: se non hai la mia età, difficilmente hai avuto un blog VERO. E la maggior parte dell’utenza è giovane, con ogni probabilità ha iniziato da Tumblr e ha mantenuto sempre quel tipo di blogging compulsivo che premia la visibilità piuttosto che il contenuto (per dire, ci ho messo venti minuti a scrivere questo post, credete che importi a qualcuno?). L’idea di spostarsi spaventa. L’idea di perdere la propria community spaventa. Ma se ci siamo riusciti prima passando da LJ a Tumblr, non vedo perché mai non dovremmo riuscire a passare da Tumblr ad altro (io spero sempre in wordpress, ma purtroppo, nonostante permetta di postare NSFW, flagga tutto il blog come adult anche per un solo post).

Per la questione porno: allora siamo chiari. Mi fa incazzare. Tutta la mia fonte di porno veniva da Tumblr e perderla mi fa girare non poco le palle.

Ma.

C’è un ma.

Tumblr non è Pornhub. Tumblr non nasce come piattaforma dove creare contenuti pornografici (parlo di roba reale, non artistica), nonostante lo permettesse. Quindi tecnicamente lamentarsi della perdita del porn blog fetish è un po’ come lamentarsi che la Barilla non produca più scarpe. E la Barilla non produce scarpe.

La censura è una cosa terribile, ma è giusto che Tumblr voglia eliminare i contenuti pedo. Non è giusto invece che Tumblr censuri tutti i contenuti NSFW indistintamente, affidando la cosa a un bot piuttosto che a un team di persone. Però è questo che accade nel momento in cui si mette in piedi un sito e lo si lascia andare alla deriva senza alcun tipo di restrizione.

In conclusione: a livello meramente personale, datemi pure della luddista, preferirei un ritorno al blogging classico, quello che premia il contenuto piuttosto che lo scrolling veloce e un kudos che dimostra un vago “sì sì, ho visto”. Se la difficoltà è che lo span di attenzione di un lettore non arriva oltre le quindici righe, il problema non è certo di chi scrive quelle quindici righe, ma del lettore ormai obnubilato dalla incredibile quantità di info veloci che ammorbano il suo feed. Non è una novità di adesso, ormai sono anni che è palese che la fruizione dei testi sia diventata sempre più rapida in modo da essere velocemente condivisa ma non discussa (che è esattamente il modo in cui funziona Tumblr).

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