Adrian – la serie NON evento

Nel 1985 usciva al cinema Joan Lui, un film scrittodirettointerpretatomusicatomontato da Adriano Celentano. Fu un flop terribile (sia per i temi sia per le imposizioni “dall’alto” che rovinarono gran parte della pellicola) dove in sostanza il buon Adriano tirava fuori di essere il messia. Un filo eccessivo per l’epoca, il che concluse bene o male anche l’epopea di Celentano attore (gli aborti successivi non contano).

joanluipromo

Già all’epoca avremmo dovuto chiederci se il cantante milanese non stesse uscendo di brocca, ma gli anni sono passati, nuovi album musicali sono usciti e la memoria collettiva ha spazzato sotto il tappeto quella cosa che era Joan Lui, ma non il nostro Adriano il quale, fomentato dalla moglie Claudia Mori e dal suo Clan, negli anni successivi inizia a pensare a un modo di riproporre i temi di quel film di merda, delle sue canzoni, ma soprattutto il culto della propria personalità. Come quando trattieni troppo una scoreggia, ti va al cervello e diventa una pessima idea. Insomma, tra alti e bassi gli anni passano e, a gennaio 2019, abbiamo potuto assistere alle prime due puntate di Adrian, la serie evento scrittadirettainterpretatamusicatamontatainflash da Adriano Celentano.

photo_2019-01-24_23-46-54
Grazie Maestro Manara, ne sentivamo il bisogno.

Sono bastate due puntate per capire la follia di questo progetto. Si inizia con una carrellata di disegni erotici di Milo Manara per farci capire che insomma, Celentano e la Mori– ops! – che Adrian e Gilda scopano.

Sì perché nel primo episodio una cosa che viene ripetuto centinaia di volte (insieme alla parola orologiaio) è il fatto che, nella miglior tradizione di Manara, le donne sono tutte bellissime (a meno che non siano vecchie), scosciate, non sanno tenersi i vestiti indosso manco per errore e sono sempre pronte, grazie a doppi sensi e dialoghi raccappriccianti, a saltare addosso al nostro protagonista. Ma chi se ne frega della trama, l’importante è avere il cazzo duro e rimanere ben saldi all’immaginario della donna giovane, vogliosa e completamente priva di personalità tanto cara all’immaginario erotico dei film italiani dagli anni 70 fino ad oggi.

Si passano poi ai soliti temi tipici delle canzoni di Celentano: l’urbanizzazione selvaggia, l’amore rigorosamente eterosessuale, la fede, si stava meglio quando si stava peggio, una volta qui era tutta campagna. Vorrei anche dire il femminismo (che a detta di Claudia Mori è un argomento molto caro al marito), ma nella seconda puntata il nostro eroe dice a due povere sventurate – non dopo averne pestato gli aggressori ballando il flamenco – che se avessero bevuto meno non avrebbero certo rischiato di essere stuprate.

Un altro momento topico è alla fine della seconda puntata, dove mi sono distratta un attimo e improvvisamente il tutto è diventato Demolition Man. Passi la Via Gluck rimasta come negli anni 50 (certo) dove i due protagonisti prendono il sole nell’orto nonostante il resto di Milano sia una metropoli selvaggia. Ma il sottosuolo della città con i navigli navigabili? Navigli per altro interrati alla fine del 1930, quindi qualcosa di assolutamente inesistente ancora prima che Celentano potesse vederli. Con palazzi degni di un paese di 500 anime che tutt’ora, nella realtà, sono impossibili da trovare in tutta l’area di Porta Genova. Navigli interrati dove vivono tutti gli esclusi i quali, non si sa bene quale rituale, se ottengono il permesso di soggiorno possono andare a vivere di sopra. E qui concludo con l’esistenza di Buba, ovviamente nero, ovviamente uguale a Mr. Glass e ovviamente venditore ambulante di orologi.

Giuro, non so cosa dire.

photo_2019-01-23_18-28-37

Ma cos’ha di così particolare Adrian, a parte l’essere una storia sceneggiata coi piedi, piena di aria fritta, animata col culo e piena di porno di Milo Manara?

Il delirio di onnipotenza.

Difatti, per ben due volte nella stessa puntata i personaggi si riferiscono ad Adrian come a Dio.

Di seguito un’analisi di Pellegrino Dormiente (che a differenza mia ha una laurea per cui poter parlare):

Diversi anni fa aiutando una carissima amica con la sua tesi in psicologia presi parte in prima persona ad una scoperta davvero interessante. Gli individui “normali” durante gli episodi di bizzarria onirica (quei momenti in cui nel sogno accade qualcosa di assurdo o irrazionale) hanno una situazione cerebrale paragonabile a quella di invidui che vivono episodio di delirio o schizofrenia. Senza entrare troppo nel tecnico in entrambi i casi su verifica una ipo attivazione dell’area di Broca, la parte del cervello adibita a mantenere il contatto cosciente con la realtà, la comprensione di concetti e oggetti del quotidiano. Il delirante insomma non percepisce più la realtà così come è e risulta quindi impossibile contro argomentare razionalmente.
Cosa hanno in comune quindi un Terrapiattista, Salvini e Adriano Celentano? Nulla? Perché Adriano con il suo Adrian dispensa messaggi opposti alla politica del governo giallo verde? Nulla perché Adrian è contro la mafia, il razzismo e la cementificazione selvaggia? Nulla perché il terrapiattistismo è solo un buffo troll cresciuto un po’ troppo?

Tutto il contrario. Sono facce della stessa medaglia. Dello sdoganamento senza freni del delirio. Dei Lino Banfi all Unesco. Del Pil Vs Gay. Dei tartufi come bene di prima necessità al posto degli assorbenti.

Il versante politico o l’etica personale sono irrilevanti. Il “me ne frego” salviniano è uguale al paragonarsi ad un dio di Adriano (sic). Il “hai mai visto la terra dallo spazio tu?” È uguale al “ma lino banfi porterà un sorriso a tutti”. Parliamo della palese espressione politica, ideologica o nel caso di Adrian “artististica” del Delirio di Onnipotenza in tutta la sua forza, bizzarria e irrazionalità.

Il vero problema è che tanti. Troppi. Ne restano affascinanti, come falene dal fuoco. O si lasciano ingannare dal contenuto di questi deliri. Perdendo di vista il punto principale: esiste una realtà oggettiva, il delirio è una malattia, le malattie si affrontano senza se e senza ma.

 

Adrian, il protagonista, è la versione giovane, bella, forte e onnipotente dello stesso Celentano, il riflesso di una giovinezza che fu. Adrian è un orologiaio (passione dello stesso cantante), come il suo alter ego è nato e vissuto in Via Gluck, Gilda ha le fattezze della moglie (si spera non la stessa ninfomania), canta le sue canzoni trasformandole in una sorta di fede cieca in cui credere in un universo distopico che non funziona nemmeno secondo le basilari regole della narrativa fantascientifica. Tutti i personaggi sono o dei ritardati o degli incapaci per mettere in risalto quanto sia forte, figo e pericoloso il protagonista (la quale unica azione in due puntate è letteralmente quella di cantare una canzone su un palco precedentemente occupato da un tizio con la voce del cantante dei Negramaro e i vestiti di JoJo). Adrian fotte il sistema perché è analogico in un mondo digitale e niente, fa già ridere così.

Il problema di Adrian non è tanto il trash ma il fatto che siano stati spesi un sacco di soldi e impiegate non so quante figure professionali (compreso uno studio di animazione della Best Corea, quella del Nord) per far uscire, in prima serata, culi disegnati da Milo Manara e questo:

50267744_10216453913734163_3810554285624655872_n

Ora.

Voi capite che nel mondo ci sono film di animazione che vengono candidati all’Oscar e noi abbiamo Adrian? Che nel nostro Paese ogni anno migliaia di persone (come me) studiano arte, illustrazione, colorazione, animazione, ci facciamo un culo così per avere uno straccio di lavoro… e poi vediamo Adrian in diretta nazionale in prima serata? Capite perché è giusto parlare di questo programma e affondarlo nel fango come merita? E la cosa peggiore è che esiste una larga fetta di persone a cui non solo questo cartone è piaciuto, ma che non hanno recepito la parte sbagliata dei concetti espressi, analfabeti funzionali visivi che ragionano esclusivamente con la pancia e che urlano di gioia di fronte alle Manaresche donnine discinte.

Vi lascio con gli stickers per Telegram a tema Adrian che ho creato.

adrian-serie-tv

Un pensiero riguardo “Adrian – la serie NON evento

  1. Hey, nice job. Posso solo immaginare la frustrazione causata dal farsi il culo quadrato solo per vedere gente incapace (ma con i soldi) proporre scempi come Adrian. Se posso permettermi, però, ti invito a non scoraggiarti e a continuare il tuo progetto. L’Italia del futuro è in mano a persone come te, e non come loro. Avanti.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...