[Recensione] HUNGER GAMES – Ballata dell’usignolo e del serpente

Io e Hush abbiamo letto insieme il nuovo libro di Suzanne Collins che precede gli eventi della serie di Hunger Games e che vede come protagonista Coriolanus Snow, lo storico antagonista di Katniss.

La recensione è un grosso enorme spoiler sul perché questo libro non ci è piaciuto, proseguite a vostro rischio e pericolo.

Partiamo con il dire che questo libro è una grossa, enorme delusione.
Da un lato non abbiamo modo, se non in modo estremamente vago, di capire come siamo passati dalla distruzione degli Stati Uniti all’istituzione di Panem, cosa che speravo venisse approfondita.
Dall’altro abbiamo Snow, un personaggio grigio (più bianco che nero per tutta la durata del romanzo) che alla fine è solo un povero stronzo che si ritrova invischiato in una cosa più grande di lui ma che la Collins abbatte con ammiccamenti per far dire “guarda, è cattivo! Odia gli uccelli, è cattivo! Pensa che la sua vicina sia cannibale, è cattivo! Non va a trovare la sua amica in ospedale, che crudele!” quando in realtà tutte queste cose trovano risposta semplicemente nel gusto personale e in due enormi traumi il ragazzo ha subito.
Il libro è tutto un enorme gigantesco prologo in cui non ci viene mai detto come diventa presidente. La narrazione è discontinua: prima è ambizioso, poi è buono, poi è di nuovo ambizioso, poi di nuovo buono e infine ambizioso. Non è mai davvero cattivo nemmeno una volta, anzi molto spesso è convinto di fare del bene.
Poi c’è Lucy Gray.


Per quanto sia carina la cosa del mentore che si innamora del suo tributo, letteralmente Lucy Gray è stata un macguffin per tutto il tempo, avrebbe potuto non esserci e lui sarebbe potuto andare in qualsiasi distretto e sortire lo stesso effetto. Non è nemmeno collegata a Katniss da un legame di parentela o altro che poi vada a giustificare l’ossessione di Snow nei confronti di Katniss.
L’arco narrativo di Snow è tutto sballato perché alla fine del libro non abbiamo un crudele dittatore o quello che “gli Snow posano sempre in cima”. ma uno che avrebbe rinunciato a TUTTO quello che voleva (lo status sociale) per inseguire una cazzo di zingara nei boschi.
Lei alla fine nemmeno lo tradisce, svanisce nel nulla dandogli la possibilità di tornarsene indietro sereno, riprendere il proprio posto nella società e nel mondo. Non abbiamo uno Snow piegato in due dal dolore che avrebbe giustificato il suo futuro, ma uno che fa spallucce di fronte alla tizia che ha pomiciato due volte e lo ha mollato.
E per quanto l’idea della romance fra loro sia graziosa, la dinamica comunque non funziona: sei scelta per andare a morire in un’arena uccidendo tuoi coetanei e in nemmeno una settimana ti innamori di quello che ha potere di vita o di morte sulla tua persona? Mi puzza tanto di sindrome di Stoccolma. O di manipolazione per sopravvivere (che avrebbe senso), ma lui comunque non si sente mai veramente fregato, anzi i loro sentimenti sono pure sinceri.
Avrebbe avuto più senso che Lucy Grey morisse per mano dei ribelli, questo lo avrebbe spronato a diventare un tiranno, sarebbe stato meno banale di lei che sparisce assolutamente nel nulla. Mi aspettavo dei risvolti estremamente diversi, magari l’uccisione di Lucy Grey da parte dei ribelli (o quelli che lui avrebbe ritenuto tali) e si trasformasse tipo: mi avete ucciso la donna? Io vi obbligherò per i prossimi decenni a guardare i vostri figli che si combattono a morte e vi terrò sotto il tacco dello stivale. Oppure lei che lo tradisce per l’altro musicista, insomma qualsiasi cosa che giustifichi un cambiamento radicale in lui.


Poi torniamo all’arena, che è sostanzialmente uno stadio: a che pro infilarci dentro anche i mentori per la supervisione iniziale senza accertarsi che sia sicura? Perché i ribelli avrebbero dovuto metterci delle bombe all’interno se quello era il primo anno che venivano usati i mentori (quindi non avrebbero avuto modo di saperlo) tra l’altro uccidendo i tributi dei loro stessi distretti? Non è guerriglia, è idiozia.
Infine lui letteralmente condanna a morte il suo migliore amico e i genitori del suddetto lo adottano così, de botto, senza senso. Non abbiamo più nemmeno notizie della sua compagna morsa dai serpenti (è viva? è mutata? è diventata Dagon? Chi lo sa).


Avrei volentieri letto la storia di Snow che per tre anni si trascina facendo carriera fra i distretti e diventando sempre più freddo nei confronti di questi ultimi, rivalutando la posizione guerrigliera della Gaul e sposandone la pazzia della causa, con l’ambizione che lo acceca e non gli fa capire che la causa della situazione umana dei distretti sono loro e il pugno di ferro, non le persone di per sé.
Snow non cresce in questa storia, non c’è nessun cambiamento. Abbiamo uno Gary Stu che sì, fa qualche fatica, ma alla fine viene ricompensato di successo, soldi e un buon futuro… per cosa? Per aver usato il deus ex machina della storia (la ghiandaia chiacchierona)? Tutti e dico TUTTI i comprimari, a parte il decano, si sono sbattuti per fare sì che alla fine Snow avesse successo, da Tigris, alla nonna, alla Gaul, i suoi amici e persino la stessa Lucy Gray.


In conclusione: ci aspettavamo un altro libro, uno duro e crudele, non questa… cosa. Lo stile è mediocre e va ad aggiungersi al declino iniziato con Hunger Games 2 e infine quell’incidente stradale del 3. Dove Hunger Games 1 era brillante nell’esecuzione e nelle idee, questo libro è la palese dimostrazione che Snow è stato scritto da un’autrice che non ha nemmeno lei idea di come il suo villain sia arrivato lì.