Che cosa sono le fanart?

Questa è una trasposizione del mio podcast in merito, potete ascoltare la puntata a questo link.

Ho raccolto diverso materiale nel tempo per una presentazione a una convention, per cui ho rielaborato quei dati e ve li sottopongo qui, nella speranza di fare chiarezza per chi magari non sa cosa sono o non ne capisce l’utilità.

Che cos’è la fanart

Partiamo subito con il dire che quello della fanart, così come della fanfiction o dei fanwork in generale, non è un fenomeno di portata attuale o moderna in nessun senso del termine. Di conseguenza mi fa un po’ impressione leggere o vedere reazioni di persone che di fronte al fanwork si ritrovano a toccarsi la collana di perle e produrre espressioni sbigottite, perché eh signora mia, questi giovani d’oggi. Ok boomer.

Quando parliamo di fanart, la prima cosa che ci viene in mente di dire è “un disegno”, ma in realtà con la parola fanart si definisce un termine ombrello che racchiude tutti quei lavori artistici che non sono scritti, ovvero le fanfiction. Normalmente la fanart è un disegno o una illustrazione tematico, che rappresenta un momento, una ship, un personaggio o letteralmente qualsiasi cosa relativo al materiale canon di partenza.

Intorno agli 20/30 si usava definire “fanartist” colui che creava arte su un genere di cui era fan, per esempio fantasy o fantascienza. Il nerd dei ruggenti anni ‘20 che leggeva il primo numero di Weird Tales vedeva la copertina di Anthony M. Rud e decideva che anche lui voleva disegnare mostri volanti o orrori venuti dallo spazio. Oggigiorno definiamo invece questi prodotti come “opere originali”, quindi nonostante si sia fan di un genere letterario, se non è riferito a un’opera specifica non si ricade più nell’ambito del fanwork. 

Di conseguenza non è fanart disegnare la Regina dei Morti che guida il suo esecito di scheletri in battaglia, ma è fanart il mio disegno sull’eroina Singularity dell’Universo Marvel oppure del protagonista della serie tv Lucifer.

Questo ci porta alla domanda essenziale: perché la fanart?

Quello che da un po’ di anni a questa parte viene visto quasi esclusivamente come un quirk della cultura nerd/geek, va di pari passo in realtà con la storia dell’umanità (lo vedremo più avanti). Nel momento in cui qualcuno inventa qualcosa, sarà inevitabile il lavoro derivato da parte di altre persone, vuoi per apprezzamento, vuoi per disprezzo.

La risposta a questa domanda è la stessa che si potrebbe dare nel momento in cui qualcuno ci chiede: perché scrivi fanfiction?, ovvero perché no?

Si rende importante sottolineare che non tutti sono in grado di scrivere, per cui la fanart è il metodo alternativo per mostrare la propria passione per qualcosa. Ma se in passato la fanart poteva essere appunto qualcosa di esclusivamente materiale come un disegno, un’illustrazione o una scultura (che richiedevano molto tempo per essere prodotte, settimane o addirittura mesi), con l’avvento dell’era tecnologia nascono nuovi tipi di fanart, ovvero:

  • fotomanipolazioni
  • video
  • gif set

Quello che prima degli anni 90 era prodotto manualmente assume una nuova dimensione grazie all’esistenza di software di fotoritocco e tavolette grafiche. Questo va di pari passo anche con la nascita dei social network come li conosciamo, rendendo la fanart virale e visualizzabile a migliaia di persone in tutto il mondo solo caricandola su internet dal nostro computer di casa.

Ma se non tutti sanno scrivere, non tutti sanno disegnare. Ecco quindi spuntare le fotomanipolazioni, ovvero l’uso di fotografie degli attori o screen di scene di film e serie tv per creare un’unica immagine che richiami tali personaggi. Le gif animate invece sono invece brevi animazioni con un determinato numero di frame che si ripetono all’infinito. Possono essere usate per mostrare un determinato momento di una storia oppure essere semplicemente dedicate a qualcuno.

Negli anni della mia gioventù e per me non esistevano altro che i Green Day, amavo sollazzarmi nel creare gif animate del mio gruppo preferito. Andavano molto di moda nelle firme dei forum.

Anche i video diventano molto popolari e se da un lato abbiamo fanvideo che mostrano per esempio lo struggimento di Sherlock della BBC o momenti di romanticismo tra John e Dorian di Almost Human nel fanvideo Echo, dall’altra abbiamo addirittura fan che non hanno accettato la fine della propria serie televisiva e hanno deciso di continuarla con i propri mezzi, ignorando la continuity ma rimanendo fedeli al canon. Un esempio su tutti è Star Trek Continues, che ha realizzato una decina di episodi che proseguono le avventure di Kirk e Spock sulla nave Enterprise mantenendo lo stile originale della TOS, oppure The Grey Jedi, un cortometraggio ispirato a Star Wars.

In ogni caso, quando si parla di fanart, l’unico limite è la fantasia e apparentemente anche la tecnologia.

La fanart attraverso gli anni

Siamo però travolti da anni di materiale su fandom recenti (chi non ha mai visto una fanart su Harry Potter? O sugli Avengers?) da dimenticarci che le radici della fanart (così come della fanfiction, scavano a fondo negli anni se non nei secoli.

Prendiamo la religione, per esempio. Argomento spinoso, ma non staremo qui a discutere di essa, ma del fatto che ogni religione nasce con una componente narrativa molto importante, dove prima una tradizione orale o poi scritta ci raccontava degli eventi e le storie delle figure presente nel culto. Non è un caso che Dio abbia il fandom più grande e pericoloso di tutti, ma andremo ancora indietro nel tempo.

La necessità di rappresentare il mondo che ci circonda è un imperativo che muove gli artisti di tutto il mondo e di ogni epoca. Ma anche la necessità di rappresentare qualcosa che ci piace. Il termine fanart in senso stretto esiste solo da tempi recenti, ma è perfetto per indicare qualsiasi opera religiosa. O, per esempio, basta ricordarci di quanti artisti hanno illustrato, rivisitato o disegnato la divina commedia. Tutte fanart.

Ma come vi ho detto inizialmente, il fanartist era colui che rappresentava fantasy e fantascienza, per cui partendo da fine ‘800 sino agli anni 40, abbiamo un esplodere di questo tipo di illustrazioni. E che vi piaccia o no, all’epoca erano considerate cose poco serie. Insomma, non è cambiato un cazzo.

Ma nel frattempo succede qualcosa. Alla fine del 19esimo secolo, da qualche parte in Inghilterra Sir Arthur Conan Doyle scrive “Uno studio in rosso” e lo dà alle stampe. E’ l’inizio di qualcosa di assurdo e incredibile che caratterizzerà tutto il secolo successivo e pure quello a venire, e tutto grazie a due personaggi rimasti nella storia: Sherlock Holmes e John Watson, il suo fedele compagno di avventure.

Qui abbiamo la nascita della fanfiction e della fanart come fenomeno che conosciamo: la gente non ne aveva mai abbastanza delle avventure di Holmes, perché dunque non scriverne di proprie? E perché non togliersi quel prurito di disegnare il dottor Watson mentre bacia l’investigatore? Questo, signori miei, accadeva più di 120 anni fa e non si è mai fermato. Non è colpa di internet, è colpa dell’umanità, per cui pensateci bene quando bollate la cosa come “un fenomeno del momento”, perché non è così.

Andiamo avanti con la nostra linea temporale: Nel 1937 Tolkien scrive Lo Hobbit e successivamente la trilogia del Signore degli Anelli. Di nuovo abbiamo uno spopolare di fanfiction e fanart, ma in misura leggermente minore, dopotutto siamo nel dopoguerra. Ma le opere dell’autore inglese hanno influenzato enormemente la fantasia di artisti di tutto il mondo e di base ha gettato le basi dell’universo fantasy classico su cui si è creata una vera e propria iconografia.

Già negli anni precedenti nascevano riviste come Weird Tales, dove weird non racchiudeva solo il termine horror, ma tutto ciò che era “diverso” dalla letteratura mainstream e queste riviste erano le antenate delle fanzine.

Pigiamo l’acceleratore e arriviamo agli anni ‘60, dove arriva uno dei fenomeni più importanti del secolo: Star Trek. Con la sola e unica prima stagione della serie oginale, con Kirk e Spock (e molto spesso anche McCoy) abbiamo la degna chiusura del cerchio. Quello che è iniziato con Sherlock Holmes trova la sua massima e totale espressione in Star Trek. La connessione tra Kirk e Spock è così forte, così potente e così dannatamente omoerotica da scatenare la fantasia dei fan in tutto il mondo. E davvero in tutto il mondo, giacché era una serie televisiva, a colori, trasmessa ovunque nel globo. Dove Sherlock Holmes ci aveva impiegato anni ad arrivare, Star Trek ci mette pochissimo ed è devastante.

Nascono qui le fanzine per come le conosciamo: raccolte di racconti, illustrazioni, tutta roba in bianco e nero ciclostilata dal tipografo o prodotta a mano in casa con mezzi propri. Venivano scambiate agli eventi di Star Trek, le convention per appassionati e antenate delle nostre fiere dei fumetti, o addirittura vendute tramite annunci per giornali tra appassionati.

Tutto questo si replica successivamente con Star Wars, ma la quello che c’è tra il Capitano dell’Enterprise e il suo primo ufficiale vulcaniano ha resistito negli anni fino a oggi. Iniziano a nascere i primissimi archivi di fanfiction dedicati e addirittura quelli per dove reperire le fanzine (quasi tutte a tema omoerotico, bisogna dire, per cui anche qui nessuno ha inventanto niente in tempi recenti). In america un’università ha tutt’ora in attivo una sezione interamente dedicata alla cultura e alla preservazione delle fanzine di tutto il mondo.

Andiamo ancora avanti: siamo alla fine degli anni novanta e la Rowling, dopo numerosi rifiuti, riesce finalmente a pubblicare Harry Potter e la pietra filosofale. E’ l’inizio di una nuova epoca ed entriamo ufficialmente nel ventesimo secolo con una miriade di siti di fanfiction nati esclusivamente per ospitare le storie tra Harry Potter e Draco Malfoy e negli anni a seguire, dopo ogni libro uscito, il fandom cresce e diventa un fenomeno gigantesco. La fanart qui esplode e ha il suo momento di gloria che ancora resiste: grazie a internet è possibile raggiungere in pochissimo tempo utenti dall’altra parte del globo e come dice il detto “un’immagine vale più di mille parole”. Migliaia di giovani artisti realizzano la loro interpretazione del magico trio di Hogwarts e molti di loro diventano famosi proprio grazie alle loro fanart.

Ma passiamo oltre e concludiamo:

La fanart e l’erotismo/pornografia

Regola 34 dell’internet: se esiste, ci sarà la sua versione porno.

Di nuovo, non è un’invenzione dell’internet. L’inizio del ventesimo secolo ha visto più porno su Sherlock Holmes di quanto ne possiate immaginare per una vita intera ed era disegnato tutto. Interamente. A mano. 

Di Star Trek ve ne ho già parlato prima: la tensione sessuale tra Kirk e Spock, il loro legame di amici, guerrieri e amanti (citando il significato della parola th’lah) è tale che porta alla produzione di intere fanzine porno solo su loro due e non parliamo di tutto il resto della serie. Voglio dire: fantascienza, umani e alieni. Cosa potrà mai andare storto?

In ogni caso se l’intento originario della fanfiction e della fanart era di raccontare finali alternativi o nuove avventure delle storie che tanto ci piacciono, una non meno nobile intenzione è quella di vedere i personaggi chiavare. 

Perché suvvia, non siamo puritani: a tutti piace il porno, tutti ne guardiamo e non c’è assolutamente niente di male nel volerne scrivere o, in questo caso specifico, disegnare. 

Ho più fanart porno all’attivo sul mio Patreon che illustrazioni originali, ma come potevo resistere a Geralt di Rivia e Ranuncolo nell’ultima serie tv “The Witcher”?

Che vi piaccia o no, il porno esiste e ci sarà sempre chi lo disegnerà, e non basteranno mille TumblrGate a fermarlo.

IN CONCLUSIONE: spero che questo breve excursus vi sia stato utile per comprendere maggiormente la portata di un fenomeno che non è proprio un fenomeno quanto qualcosa che esiste da sempre.