Scrittura a quattro mani e progetti

Anni fa mi sono trovata contro il muro del blocco dello scrittore.

La pagina bianca.

Il grande dramma dello scrittore.

Ho aggirato l’ostacolo grande come una montagna cambiando completamente mestiere e dedicandomi al fumetto, ma la fiamma della passione per la narrativa non si è mai realmente spenta.

E poi io e Juls siamo incappate in un meme su Michael Jackson.

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Hobby Show Milano 2019

Oggi io e mamma siamo andate all’Hobby Show, la più “grande” fiera d’Italia sull’hobbystica. Uso le virgolette perché di grande ho visto ben poco (almeno lo era fino a due anni fa).

Difatti la fiera non si tiene più a Rho Fiera Milano, nel padiglione dove si tiene Cartoomics, per farvi capire le dimensioni dell’evento, ma è stato spostato nel centro fiere sfigato, il MiCo (Lotto FieraMilanoCity) ovvero quello dove relegano la Games Week. Già da qui la cosa avrebbe dovuto puzzarmi abbastanza.

Difatti la delusione è arrivata abbastanza in fretta.

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Salone del libro 2018 – alcune considerazioni

Sabato 12 maggio, io e Il Sociopatico siamo entrati in modalità stealth e, come dei veri ninja, siamo partiti da Milano e quatti quatti ci siamo addentrati negli affollati meandri del Salone del Libro di Torino 2018.

Tenendo conto che nessuno dei due ama la folla e che schioccare le dita come Thanos non ci ha portati da nessuna parte, oserei dire che è stato un successo sociale, per entrambi (che fatica, diobon).

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Post Cartoomics e piani per il futuro

Cartoomics 2018 è stata la seconda uscita in fiera per il Collettivo Lamia (la prima è stata l’ALEcomics 2017) ed è andata dannatamente bene. Siamo molto soddisfatte di come questa fiera importante ci abbia lanciate nel fumetto indie e vedere tutti – ma proprio tutti – i nostri sforzi ripagati… beh, è incredibile. Ora vi parlerò di quello che mi è riguardato.

Holy Water aka IlPornoInChiesa™️ è stato, almeno per me, la rivelazione che le cose che sto facendo sono giuste. Sì ok, è pura pornografia blasfema, ma indovinate? Apparentemente piace. E io non ci avevo scommesso neppure la giusta quantità di copie da portare alla fiera (ho dovuto stamparne all’ultimo perché mi erano esaurite prima della fiera).

Il porno in chiesa, lo ammetto, non è esattamente nato in maniera canonica. Non ci sono state grandi sceneggiature o piani quinquennali di pianificazione accurata o studi dei personaggi approfonditi (se lo avete letto, saprete che non hanno nemmeno un nome).

Ero appena uscita dalla scuola Comics ed ero arrabbiata. Furente. Ho ricevuto un voto (quello su cui puntavo tutto) non adeguato alle mie aspettative, perché ho disegnato in digitale e ho disegnato finocchi. E a quanto pare i finocchi non sono ok, soprattutto se sono fatti a computer. Quindi ho letteralmente iniziato a disegnare gente che si inculava per puro spregio. Poi ho deciso che ci avrei fatto un fumetto. In digitale. Poi ho coinvolto quelle povere anime di Beatrice e Lucrezia. Poi lo abbiamo stravenduto al Cartoomics. Indovina chi lo prende in culo ora?

Inutile dire che 40 pagine di pura pornografia onesta non sono abbastanza per me, figuriamoci per chi lo legge. Quindi uno dei miei obiettivi di quest’anno è di realizzare un altro volume (non un seguito, sia chiaro), di più pagine sempre con la stessa tematica e sempre con gli stessi ignoti personaggi.

Anche Eros in Mythos, l’artbook realizzato in crowdfunding, ha venduto molto bene, al punto di convincerci a organizzare già in loco il volume BOUND, che realizzeremo con altri nuovi autori per il prossimo Cartoomics.

Oltre a tutto questo però c’è anche il lavoro vero, quello che ti fa portare a casa la pagnotta.

In occasione del Salone del Libro di Torino 2018 (#SalTo2018) uscirà per Manfont “Mecha Guevara” di Andrea Tridico, che io invece ho colorato. Sempre per Manfont, con i miei colori (da metà in poi) troverete “Il regno di Fanes”, di Federico Vicentini.

Nel frattempo disegno e coloro. I proposal non si realizzano da soli ;D ma con il Collettivo Lamia stiamo lavorando per realizzare un altro fumetto. Ne avete sicuramente già sentito parlare da qualche parte. Vi lascio un indizio

A mio padre

Giovedì 25 gennaio 2018 moriva mio padre.

È stata l’esperienza più brutta e più alienante della mia intera esistenza. Vago per la mia casa aspettandomi di vederlo arrivare con un gatto in braccio o con le brioche comprate al mercato.

Spero ancora che sia un incubo estremamente vivido da cui mi sveglierò e lui sarà lì a guardarmi con disappunto dicendomi di alzare il culo dalla sedia e fare un po’ di sport.

Non sono brava ad affrontare a parole il dolore, ma scrivere mi aiuta a cacciare fuori questo buco dal cuore.

Avevo un rapporto molto conflittuale con mio padre, era un litigio continuo e uno scannarci su ogni argomento. Niente potrà togliermi di dosso la malinconia e il rimpianto di quelle litigate, ma ehi, almeno era qualcosa che facevamo insieme.

La rabbia e la ribellione ci teneva insieme. Eravamo troppo uguali per poterci reggere a vicenda. Non mi ha mai detto che mi voleva bene, né io l’ho detto a lui. Per anni sono stata convinta di essere stata una figlia terrificante e lui, credo, un padre non all’altezza, e nessuno dei due ha mai fatto niente per far cambiare idea l’uno all’altra. Troppo testardi e molesti, fino alla fine.

Il giorno del suo funerale, gente che non ho idea di chi fosse mi ha detto che mio padre mi amava tantissimo, che loro mi conoscevano perché lui in realtà non faceva altro che parlare di me, del mio talento, dei miei disegni, di quanto ero brava.

Dovrei essere arrabbiata perché non mi ha mai detto niente di tutto questo da vivo, ma no, non lo sono. Ho solo fatto finta di non vedere il cassetto pieno dei miei disegni che buttavo nella carta perché non mi piacevano ma che lui recuperava.

Mio padre era tante cose: un marito per mia madre, un padre per me e mio fratello Davide, il donatore di midollo di suo fratello Andro (grazie a lui zio è guarito dalla leucemia). Ma era anche un pilastro che nella comunità di Bareggio ha dato tantissimo: donatore AVIS la cui sezione locale fu proprio creata da suo padre (mio nonno), imbianchino del paese e allenatore dei giovani talenti dell’associazione ciclistica in cui anche io e mio fratello abbiamo corso.

Grazie a tutti coloro che in questo momento terribile ci hanno aiutati e sostenuti, a tutte le centinaia di persone che hanno affollato una intera chiesa e una piazza per dare l’ultimo saluto all’uomo più importante per me.