Assedio – 9

La nave prese a viaggiare molto prima del previsto, cogliendo di sorpresa i tre che avevano trovato tranquillità nelle cucine deserte della sala ristorante sul ponte, unico posto veramente tranquillo e senza folla dove potersi sedere e riposare.

La follia di quella catastrofe aveva privato la nave di molto del suo personale, lasciando le cucine deserte e prive di controllo.

Cullati dal docile rollio avevano recuperato delle sedie e si erano messi comodi cercando di pensare positivamente al termine di quella situazione.

«In un modo o nell’altro ce l’abbiamo fatta» esordì Watson cercando di risollevare la conversazione. «Immagino che la Francia non possa essere peggio di questo sfacelo» concluse cercando di alleggerire la tensione.

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Assedio – 8

La vista della cittadina portuale di Dover fu accolta come la manna dal cielo, una sorta di terra promessa in cui nessuno di loro credeva più. «Incredibile a dirsi, ma apparentemente Dover resiste ancora» esclamò Watson, osservando da lontano attraverso un vecchio cannocchiale trovato tra le cianfrusaglie di un’abitazione. «Pare che ci siano navi in partenza».

«Eccellente». Holmes gli strappò il cannocchiale di mano, guardandoci attraverso a sua volta. «Posso affermare che si tratta di una nave di sopravvissuti. Non siamo stati gli unici ad avere questa idea, forse è un bene».

«O un male» sussurrò Moriarty con tono funebre. «Pregate che i ratti non trasportino il morbo, altrimenti ci ritroveremo ben presto infettati senza poter fare nulla per difenderci, chiusi in una tinozza galleggiante».

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Assedio – 7

I problemi ricominciarono quando giunsero alla foce del Tamigi. Nonostante si fossero fermati più volte lungo la via per cercare rifornimenti, fu presto evidente che il loro piroscafo non sarebbe riuscito a sfidare il tempestoso Mare del Nord.

Il punto francese più vicino era il porto di Calais, ma per arrivarci era necessario partire da Dover, dove avrebbero trovato imbarcazioni più adatte per il viaggio. Obbligati a sbarcare poco più avanti di Withstable, il gruppo si trovò di fronte solo a morte e desolazione. Con anche le munizioni al minimo, decisero di avanzare esclusivamente all’arma bianca e di evitare il più possibile gli infetti, approfittando del freddo che pareva aver rallentato qualunque cosa.

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Assedio – 6

Il viaggio proseguì nei giorni successivi, un po’ trascinati dalla corrente, un po’ dalla caldaia che veniva usata il meno possibile per evitare sprechi di carburante. Presto avrebbero dovuto fermarsi da qualche parte per rifornirsi o non sarebbero durati molto.

Holmes e Moriarty non avevano più discusso, limitandosi a una serie di squisite cortesie tanto fuori luogo quanto estranee a entrambi, soprattutto quando l’unica alimentazione disponibile erano carne secca e fagioli in scatola e non si trovavano esattamente a corte.

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Assedio – 5

Spronati i cavalli, partirono al galoppo verso le vie di Londra, travolgendo qualunque cosa si parasse sulla loro strada. Dall’interno della carrozza si udì un rumore di vetri infranti, i due uomini avevano rotto i vetri delle porte e della finestra posteriore per sporgersi meglio verso l’esterno. Si sorpresero di trovare una quantità minima di morti presenti in strada.

Superato il sito degli scavi fu chiaro il perché; un convoglio di tre carrozze scortate era stato assaltato, gli uomini di guardia combattevano strenuamente, ma l’orda era in soprannumero di dieci a uno, non avevano speranze.

Watson rallentò, senza fermarsi per evitare di attirare l’attenzione. Il suo senso di civiltà pulsava desideroso di fermarsi e aiutare, ma l’istinto di sopravvivenza in quel momento era più forte di qualunque altra cosa.

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Assedio – 4

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Imbracciando il fucile, il colonnello fu il primo a uscire dalla stanza, seguito a ruota da Moriarty e Holmes. Solo Watson indugiò qualche istante, rivolgendo un ultimo sguardo al cadevere di William Bell steso sul lettino, con il cranio aperto e il ventre spalancato in una sorta di grottesca offerta a chissà quale dio. Da un certo punto di vista il dottore ringraziò la loro improvvisa sortita all’esterno: non sarebbe riuscito a sopportare l’odore putrescente e le mosche che sarebbero arrivati da lì a poche ore.
A passo svelto raggiunse gli altri tre e con essi percorse il dedalo di corridoi che formavano la Torre. Holmes, a capo del gruppo, li guidava a colpo sicuro tra i beefeaters e i soldati che correvano da una parte e dall’altra continuando la resistenza alla minaccia mortale che li aspettava appena fuori dalle mura.
«Per di qua» esclamò Holmes, scendendo le strette scale di mattoni che portavano nei sotterranei dell’edificio principale. L’aria era umida e stantia, segno che di rado quella parte era frequentata.

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Assedio – 3

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La gamba gli doleva terribilmente. Dalla battaglia di Maiwand, Watson non era più stato lo stesso: prima il congedo obbligatorio, poi il ritorno dalla guerra in Inghilterra. la conoscenza con Sherlock Holmes e infine l’Apocalisse piovuta sulle loro teste. In tutto quel periodo, l’arto non aveva mai smesso di fargli male, soprattutto durante i giorni di pioggia, ma in quel momento, accucciato tra le merlature del muro interno, urlava pietà.
Si trovavano sulla cinta interna da almeno due ore, appoggiati ai merli per prendere meglio la mira e coprire gli uomini che da sotto cercavano di sfoltire i ranghi dei morti. Avevano deciso di abbandonare le armi e procedere con picche e alabarde, per risparmiare le già scarse munizioni. Lui e il colonnello dirigevano gli uomini da sopra le mura, fornendo di tanto in tanto fuoco di copertura su qualche essere che si avvicinava troppo.

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