Non accontentarsi

Articolo pubblicato originariamente sul mio Patreon.

 

Recentemente mi è capitato di leggere e recensire negativamente Tight End di Devon McCormack, un libro mediocre il cui unico pregio è stato il rimborso su Amazon.

Apriti cielo. Si è innescata una lunghissima discussione su più livelli e con più persone contemporaneamente che mi ha dato però molto materiale su cui riflettere.

Una piccola premessa: storicamente vengo da una cultura dove la fanfiction è sempre stata considerata la palestra, l’anticamera della scrittura “vera”. Parlo di Livejournal, dagli anni 2000 in poi, un mondo dove se una fanfiction non era scritta più che bene si rischiava di finire sulle pagine di Fastidious Notes (che era in sostanza un suicidio mediatico). Non credo servi nominare Scrittevolmente.

L’uso della recensione era spesso quello di critica: il lettore la usava per indicare allo scrittore quali fossero i punti deboli della storia, dove potesse migliorare e cosa doveva evitare. Essere su Livejournal o fanfic_ita ai miei tempi non era roba per stomaci delicati.

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Salone del libro 2018 – alcune considerazioni

Sabato 12 maggio, io e Il Sociopatico siamo entrati in modalità stealth e, come dei veri ninja, siamo partiti da Milano e quatti quatti ci siamo addentrati negli affollati meandri del Salone del Libro di Torino 2018.

Tenendo conto che nessuno dei due ama la folla e che schioccare le dita come Thanos non ci ha portati da nessuna parte, oserei dire che è stato un successo sociale, per entrambi (che fatica, diobon).

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Player One

Sono le ore 03.15 e, con un mal di testa fotonico, ho finito di leggere “Player One” di Ernest Cline. Tempo record: 8 ore di lettura quasi ininterrotta. Sono fuori allenamento. Perdonate eventuali errori di battitura, ma non dormo da due giorni.

Ho deciso di leggere il libro per due motivi: primo, giovedì vado a vedere il film (e il pensiero di non essere documentata mi fa fisicamente star male). Secondo: chiunque mi ha sfracellato le ovaie con questo libro e ho deciso quindi di dargli un’opportunità. Cosa che non faccio mai e in genere mi fa scappare dalla parte opposta (sì DW, sto parlando di te).

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Una rilettura della saga di Harry Potter e alcune riflessioni

Mentre attendo che “Harry Potter e la maledizione dell’erede” sia il prossimo libro nella mia lista delle cose da leggere sul Kindle e che “Animali fantastici e dove trovarli” esca al cinema, ho avuto modo di leggere questo post di Ewan e avere una discussione in merito sia con lui che con Hush.

In vista della lettura della piece teatrale (perché di questo si tratta e non un romanzo), tutti e tre abbiamo deciso di rileggere interamente tutta la saga di Harry Potter, in inglese. Ho avuto una strana sensazione rileggendoli. Da un lato c’è stato il ritrovarsi con dei vecchi amici, un piacevole salto nel passato che mi ha fatto tornare in mente i bei momenti che ho avuto leggendo questi libri la prima volta. Dall’altro… non c’è più quella sensazione di meraviglia della prima lettura. Mi rendo conto che sia notevolmente ovvio, sia chiaro. Ma più volte mi è capitato di rileggere alcuni dei miei libri preferiti (due su tutti: Jane Eyre e Il nome della Rosa) e provare ogni volta una sorta di stupore da prima lettura nonostante sapessi cosa venisse dopo ogni singola parola.

Ma più di tutto c’è stato qualcosa che mi ha incosapevolmente convinta a infilare Harry Potter e la maledizione dell’erede in fondo alla mia lista di lettura: il fandom.
All’uscita della lista degli attori che avrebbero interpretato gli storici protagonisti di HP, mi sono resa conto di quanto questo fandom sia il cancro dell’umanità. Ho letto tante di quelle cazzate sia su social che su blog al punto da farmi sì prendere la mia copia (in inglese) del libro, ma da farmi passare la voglia di averci qualcosa a che farci.
La faccio molto breve, perché i punti sono due: quelli che si lamentavano di Hermione nera e le slasher. Gente che accusato la Rowling di non conoscere la propria opera (e la conseguente risposta di non aver mai detto di che colore fosse la pelle di Hermione, come se questo avesse qualche importanza visto che la bellezza del personaggio è la sua sorprendente INTELLIGENZA) quando l’unico motivo per cui in teatro un attore viene scelto è la sua capacità di interpretare il personaggio.
Poi ci sono le slasher, categoria di cui faccio parte anche io. Ma io, a differenza di queste persone so qual è la differenza tra l’opera originale e la mia fantasia. Per questo motivo esistono le fanfiction. Gente che ha fatto peste e corna su tumblr perche nel plot di Harry Potter e la maledizione dell’erede Scorpius e Albus Severus non sono finiti a buttarselo nel culo a vicenda.
So che è che è incredibile, amici fyccinari, ma il canon è una cosa. Le fanfiction sono altro. Per favore, non prendiamoci pretese di sapere o presumere con arroganza cosa un autore dovrebbe scrivere solo per assicurarsi che l’ormone nelle nostre mutande venga scosso.

Recensione – The Lion and the Crow by Eli Easton

In medieval England, duty is everything, personal honor is more valued than life itself, and homosexuality is not tolerated by the church or society.

Sir Christian Brandon was raised in a household where he was hated for his unusual beauty and for his parentage. Being smaller than his six brutish half-brothers, he learned to survive by using his wits and his gift for strategy, earning him the nickname the Crow.

Sir William Corbett, a large and fierce warrior known as the Lion, has pushed his unnatural desires down all his life. He’s determined to live up to his own ideal of a gallant knight. When he takes up a quest to rescue his sister from her abusive lord of a husband, he’s forced to enlist the help of Sir Christian. It’s a partnership that will test every strand of his moral fiber, and, eventually, his understanding of the meaning of duty, honor, and love.

La maggior parte dei libri M/M che ho letto, o di cui conosco l’esistenza, ha un setting contemporaneo e di rado sono incappata in romanzi storici. The Lion and the Crow si pone in quella magica fascia medievaleggiante tipica degli Harmony History in cui non si sa esattamente dove collocarsi, ma è abbastanza verosimile da essere un buon setting temporale. Non trattando prettamente l’argomento “storia”, il romanzo si focalizza principalmente sulla caratterizzazione dei personaggi, con un risultato che definirei abbastanza standard (per un harmony gay), ma nonostante questo la risicata componente tecnica del worlbuilding è ben fatta.
I protagonisti sono Sir William Corbett e Sir Christian Brandon. Il primo, detto il Leone, è un fiero cavaliere giunto al castello dei Brandon per richiedere un’armata che lo aiuti a liberare la sorella dal giogo di un nobile infido che l’ha presa in moglie dopo che il padre l’ha obbligata al matrimonio. Qui incontra Sir Christian, l’ultimo dei figli di Sir Brandon. E’ detto il Corvo, per via dell’aspetto delicato e la bellezza in troppo sorprendente per un uomo che dovrebbe rispondere ad alcuni standard di aspetto rozzo e quant’altro. Christian è anche gay in un’epoca in cui la sodomia veniva vista come un reato e un’aberrazione e si ritrova a combattere contro i propri sentimenti verso Sir William.
La parte del viaggio in solitaria dei due cavalieri è ben fatta. Mi è piaciuta la parte di angst in cui entrambi lottano contro i propri bisogni e affetti e la difficoltà con la quale entrambi riescono a venire a patti con qualcosa di naturale ma che è vista come una maledizione.

E ora la parte spoiler.

Quando Christian si offre di entrare da solo e travestito da donna nel castello del cognato di William, mi sono ritrovata abbastanza perplessa. Per quanto bello, Christian non è definito con dei tratti femminei, ma testualmente “un uomo che potrebbe avere tutti gli uomini ai suoi piedi e allo stesso momento degno di sposare una regina”. A meno che la mia lettura in inglese non sia improvvisamente andata in malora, Christian non potrebbe veramente passare per una donna. Per quanto il piano del cavaliere abbia senso, mi ha lasciata un po’ meh nella sua realizzazione.

Nel complesso un buon romanzo di intrattenimento per il genere M/M, nonostante fosse in inglese l’ho letto in circa un’oretta ed è stato abbastanza piacevole.

Recensione – Making it Personal by K.C. Wells

(Personal #1)

Blake Davis is in the closet. And he’s going to stay that way. Because if his father finds out he’s gay, Blake could lose everything he’s worked so hard to achieve during the last six years as CEO of Trinity Publishing, the fastest rising star in the publishing firmament. Not that coming out wouldn’t solve a couple of problems. Maybe then his father would stop trying to set him up with yet another empty-headed, social-climbing girlfriend. And better still, Blake could stop using that escort agency when he wants a night of hot sex with a cute guy…

Will Parkinson has had a tough life so far, but he’s back on his feet. Okay, so he’s working as an escort – with ‘benefits’– to pay off his student loans, but that does have its advantages, such as the really hot guy who hired him. Yeah, Blake rocked his world last night – several times. So imagine how Will feels when he arrives to be interviewed for his dream job as PA in a publishing company, and the guy who’s hiring is….. Blake.

And then things get really complicated….

Le premesse di questo libro erano abbastanza interessanti, mi piaceva l’idea di una storia che trattasse la vita di un editore.
Il primo incontro tra Blake e Will è un cliché: il ricco proprietario della Trinity Publishing fa arrivare nel suo appartamento un affascinante escort con il quale ha il sesso più incredibile della sua vita (e anche molto ben scritto).
Il problema nasce il giorno dopo, quando l’escort si presenta al colloquio di lavoro della sua vita e scopre che dall’altra parte della scrivania c’è il cliente nella quale ha letteralmente affondato le palle per tutta la notte. Abbastanza imbarazzante.
Da qui si dipana tutta la faccenda: nonostante l’empasse iniziale Will viene assunto e cerca in ogni modo di dimostrare il suo talento come assistente, senza particolare problemi.
Tra i due uomini c’è una forte tensione sessuale, ma quando sembrano averla risolta arrivano i guai… sotto forma della promessa sposa di Blake.
Un libro piacevole, scorrevole e con scene di sesso particolarmente affascinanti e ben descritte. I momenti di dramma non sono eccessivi, ma fanno comunque il loro lavoro e i due protagonisti sono semplicemente adorabili.

Recensione – Cuore infranto by Cate Ashwood

Serie Hope Cove, Libro 1

Oliver Parrish è solo al mondo da quando è nato. Quando lo sceriffo Owen ‘Mack’ Macklin si presenta sui gradini di casa sua per dargli la notizia che sua sorella è morta, rimane sconvolto. Decide comunque di andare a Hope Cove, nel Maine, sperando di imparare a conoscere quella sorella che non ha mai saputo di avere. Mentre cerca di incastrare questi nuovi elementi nella sua vita solitaria, non è certo che si adatteranno perfettamente.

La sua vita viene scombussolata ancora di più quando s’innamora dell’irresistibile cittadina di Hope Cove e di Mack, l’ugualmente irresistibile sceriffo. Ma quando riceve la devastante notizia delle vere cause della morte della sorella, Oliver non sa se rimanere a combattere per l’amore e una vita piacevole, o limitare i danni e fuggire.

Questo libro mi ha fatto crescere le palle che non ho e me le ha fatte poi cadere. Detta onestamente. Si tratta del classico polpettone M/M che ha, in tutto e per tutto, gli aspetti di un Harmony e nemmeno di quelli carini.
La storia, per quanto insipida, non è nemmeno orribile, ma i personaggi sono qualcosa di devastante. Oliver è una regina del dramma, se da un lato la morte della sorella lo giustifica, dall’altro lo rende semplicemente un melodrammatico insostenibile che quando si eccita pensa solo con l’uccello.
Mack è il più strano, con comportamenti dissociativi, ma soprattutto è un dannato pushover.
I conflitti sono risolti in maniera infantile e nessuno accende mai il cervello prima di fare qualcosa, fregandosene delle conseguenze… e nel complesso è pure noioso.